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Il mio contributo si concentra su tre questioni principali per approfondire l’attuale dibattito sui media digitali, un ambito che attraversa oggi una fase di grande confusione.

1. L’evoluzione del discorso pubblico

Dal 1995, anno dell’arrivo di Internet in Italia, abbiamo vissuto un’onda di grande entusiasmo durata circa vent’anni (1995-2015). In questo periodo, l’ottimismo verso la digitalizzazione era pervasivo: si credeva che avrebbe potenziato la democrazia, l’efficienza amministrativa e le capacità cognitive. Questo discorso ottimistico è stato da molti descritto come ideologico, una sorta di “ultima speranza” dopo il crollo delle grandi ideologie.

Dal 2023, questo entusiasmo è calato bruscamente, portandoci a una fase di “ritorno d’onda” dovuta a tre fattori principali:

  • Pervasività: Con l’avvento dello smartphone, la tecnologia non è più uno strumento da consultare saltuariamente, ma un elemento onnipresente che genera disagio nell’incapacità di gestire il multitasking e la pressione alla reperibilità costante.

  • Risultati sull’apprendimento e salute: I dati mostrano che le performance scolastiche e gli indicatori di salute mentale non sono migliorati, ma stanno calando a livello globale. Il rapporto INVALSI 2025 evidenzia per la prima volta un legame tra questo calo e la diffusione delle tecnologie.

  • Modelli di business: Il documentario The Social Dilemma ha contribuito a denunciare il “capitalismo della sorveglianza”, dove algoritmi governano la piazza pubblica per monetizzare la nostra attenzione.

Questo ha spostato il dibattito: l’educazione digitale non è più vista solo come una responsabilità educativa di genitori e insegnanti, ma come un tema di salute pubblica, che coinvolge la salute mentale, fisica, la postura e il sonno.

2. Evidenze empiriche: Smartphone e Apprendimento

La ricerca, inclusi i dati INVALSI 2022 e le analisi sviluppate all’Università di Milano Bicocca, mostra una relazione a “campana” tra l’uso dei dispositivi e le performance scolastiche: fino a un’ora di utilizzo al giorno si associano risultati migliori rispetto al non uso, ma oltre tale soglia le prestazioni calano costantemente.

Un aspetto cruciale analizzato recentemente è la precocità digitale (l’età in cui si ottiene uno smartphone o si aprono account social). Le prime analisi basate su dati amministrativi indicano che:

  • Più tardi si apre un account social, migliori tendono a essere le performance scolastiche in italiano e matematica.

  • Al contrario, possedere un computer personale (spesso associato a scopi di studio) mostra una correlazione positiva o neutra, specialmente nelle fasce socialmente svantaggiate.

  • Le console per videogiochi sembrano meno problematiche, probabilmente perché sono più facilmente confinabili e controllabili dai genitori rispetto alla presenza pervasiva di smartphone e social media.

Competenze digitali

Contrariamente all’idea tecnottimista che limitare i dispositivi sottragga competenze, i dati suggeriscono che la precocità non garantisce abilità superiori. La competenza digitale, secondo il framework europeo DigComp, richiede fatica, allenamento e competenze di base (lettura, comprensione, concentrazione) che il consumo passivo di contenuti sui social media non fornisce.

3. Un modello alternativo: Il progetto “Patti Digitali”

La confusione attuale richiede un nuovo approccio. Il progetto Patti Digitali (nato nel 2021) propone un movimento basato su tre pilastri:

  1. Gradualità: Riconoscere che i bambini non hanno le capacità per navigare da soli in ambienti complessi progettati per adulti.

  2. Competenze reali: Distinguere l’uso passivo dei contenuti (come scorrere i feed) dallo sviluppo di vere competenze digitali.

  3. Azione collettiva: Superare la mediazione restrittiva individuale — in cui il singolo genitore che limita il telefono rischia di isolare il figlio — a favore di una mediazione collettiva. Quando una comunità decide insieme di darsi delle regole (come ritardare l’uso dello smartphone), il peso della scelta viene condiviso.

Esiste un divario tra le abitudini effettive dei genitori e ciò che auspicherebbero per la propria comunità. Colmare questo gap è possibile solo attraverso l’azione collettiva. Infine, è necessario che anche gli adulti rivedano il proprio rapporto con i media digitali, essendo disposti a cambiare abitudini, come quella di mantenere lo smartphone in camera da letto durante la notte.

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